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Un corretto stile alimentare può aiutarci a prevenire alcune patologie (es. degenerazione maculare senile, diabete mellito di tipo II…) o a correggere squilibri o carenze a cui l’organismo è andato incontro seguendo abitudini alimentari scorrette (ipercolesterolemia, iperuricemia, ipovitaminosi…).

Il progressivo passaggio da diete a base vegetale, ricche di cereali e verdure, a diete ipercaloriche ricche di grassi, soprattutto animali, ha determinato la diffusione nei paesi industrializzati delle cosiddette malattie del benessere.

La sovralimentazione provoca malattie che logorano il corpo lentamente, come problemi cardiaci, cancro e altre malattie croniche che colpiscono tipicamente durante la mezza età o oltre.

Modificazioni della dieta e dello stile di vita possono comunque prevenire o curare queste condizioni. Il 30-40% dei tumori, il 17-22% dei casi di malattia coronarica e il 24-66% dei casi di diabete possono essere prevenuti diminuendo drasticamente il consumo di grassi saturi e aumentando l’attività fisica.

Inoltre, nutrirsi correttamente fortifica il sistema immunitario aiutandolo a proteggere il nostro organismo da alcune malattie non direttamente legate alla nutrizione.

Il dr. Graham Colditz della Harvard School of Public Health ha stimato che il dimagrimento di un obeso fino al raggiungimento di un peso corretto potrebbe prevenire il 96% dei casi di diabete, il 74% dei casi di ipertensione, il 72% delle malattie coronariche, il 32% dei tumori al colon e il 23% dei tumori al seno.

E’ una condizione asintomatica, un disordine metabolico che può essere causa di diverse patologie cardiovascolari e provocare infarto cardiaco o ictus. Il colesterolo è in parte prodotto dal nostro organismo e in parte introdotto con la dieta.

Per la prevenzione e il trattamento di questa malattia è importante ridurre l’apporto dietetico di grassi totali a meno del 30% dell’introito giornaliero evitando soprattutto i grassi saturi che devono essere meno del 10% del totale; inoltre il colesterolo ingerito deve essere minore di 300 mg/dì.

Massima attenzione deve essere fatta agli acidi grassi a lunga catena (acido palmitico) e agli acidi grassi trans (prodotti di idrogenazione) che hanno azione ipercolesterolemizzante e possono rintracciarsi in patatine fritte, biscotti, merendine, cibi confezionati, ecc…

E’ anche consigliato l’uso di prodotti a base di cereali integrali, legumi e verdura perché una dieta ricca di fibra è in grado di ridurre l’assorbimento intestinale di trigliceridi e colesterolo.

E’ una patologia caratterizzata da livelli di pressione sanguigna al di sopra dei valori di riferimento per la popolazione generale.

La pressione arteriosa si modifica con l’età, lo stile di vita e l’alimentazione, per cui si può intervenire, prima che farmacologicamente, assumendo uno stile di vita equilibrato, riducendo il sovrappeso, evitando il fumo, praticando una regolare attività fisica.

Dal punto di vista alimentare occorre ridurre l’apporto di sale (attenzione al sale nascosto: salumi, formaggi, prodotti confezionati!), ridurre l’assunzione di alcol e caffeina, prediligere acque minimamente mineralizzate.

E’ un’infiammazione della mucosa dello stomaco che può essere acuta o cronica. In caso di gastrite cronica, l’agente eziologico più comune è il batterio Helicobacter pylori.

La terapia dietetica deve essere modulata sulla gravità della sintomatologia.

Ad ogni modo sono sconsigliati il caffè, l’alcol, alcune spezie, le fritture, i succhi di frutta e le bevande gassate, i prodotti inscatolati, sott’aceto o in salamoia, le carni molto cotte.

E’ una condizione non infiammatoria dell’intestino caratterizzata da una combinazione variabile di sintomi ricorrenti o cronici con alterata motilità e disturbi dell’alvo, che colpisce più frequentemente le donne.

Dal punto di vista alimentare si consiglia di consumare almeno 5 pasti al dì evitando porzioni abbondanti e di cercare di individuare gli alimenti che possono essere causa di disturbo, ad esempio, con l’ausilio di un diario alimentare.